Commento al Libro Segreto di Giacomo

I Figli in arrivo








Il Libro Segreto di Giacomo contiene una rivelazione del tutto inaspettata, riferita a “quelli che il Signore ha fatto suoi figli”.

Riporto qui sotto il testo con i riferimenti in neretto per sottolineare i passaggi importanti da considerare:

 

Rispondemmo, “È asceso. Ci ha dato un pegno, ci ha promesso vita a tutti noi, ci ha mostrato i figli che verranno dopo di noi e comandato di amarli, poiché per amor loro saremo salvati”.

Come l'ebbero udito, credettero nella rivelazione, ma erano arrabbiati per quelli che sarebbero nati. Non volendo dar loro motivo di sentirsi offesi, ne mandai ciascuno in un posto diverso. Quanto a me andai a Gerusalemme, pregando di poter acquisire una parte con gli amati che dovranno essere rivelati. Prego che da voi possa venire l'inizio. È così che posso essere salvato. Essi saranno illuminati attraverso di me, dalla mia fede, e da quella di un altro che è migliore di me. Per me voglio essere il minore. Date il meglio per esser come loro, e pregate di poter spartire con loro. Oltre a quanto ho detto, il salvatore non ci svelò altra rivelazione a loro favore. Reclamiamo una parte con coloro per i quali il messaggio fu proclamato, quelli che il Signore ha fatto suoi figli”. 

 

Questo frammento del manoscritto segue subito dopo il passaggio in cui si narra che Gesù Cristo era appena asceso al cielo, dopo la permanenza in compagnia dei suoi discepoli prediletti, e che alla sua ascensione hanno assistito soltanto Pietro e Giacomo, che sono stati chiamati in disparte dal Maestro. Chiamati dagli altri discepoli subito dopo, Pietro e Giacomo raccontano quello che hanno appena visto e le ultime parole riferite da Gesù prima di ascendere. È straordinario il fatto che soltanto ora, nell’ultimo momento, Il Maestro parla dei “suoi figli in arrivo”. Le domande che ci possono venire in mente sono tante:

-        Chi sono questi “figli” e perché Gesù non ha mai parlato chiaramente di loro prima di allora?

-        Come mai questi figli sono argomento di rabbia e offesa per i discepoli che hanno accompagnato Gesù per tutto il tempo della sua permanenza, prima e dopo la crocifissione?

-        Perché sono loro più importanti dei discepoli stessi e questi ultimi hanno ricevuto il comando di amarli?

-        Dove sono ora questi “figli”? Sono già arrivati oppure devono ancora arrivare?

-        Se non sono arrivati, quando arriveranno? E come ognuno si riconoscerà di essere uno di loro? E tra di loro come si riconosceranno? E come saranno riconosciuti?

Nei vangeli canonici non troviamo nessun accenno su questi figli, ma io penso che siano gli stessi che il Maestro nomina nel Vangelo di Verità come “la generazione incrollabile degli umani perfetti”. Questi figli non sono dispersi nel tempo e nello spazio, ma sono “una generazione” di umani perfetti, incrollabili e immortali. Se sarebbero arrivati finora, l’umanità avrebbe avuto conoscenza di loro e sicuramente l’umanità non sarebbe oggi in queste misere condizioni perché avrebbero manifestato la potenza di Cristo, il Signore loro padre, presa in eredità. Se non sono ancora arrivati, il tempo è giusto. Io penso che siamo noi, alcuni di noi, questi figli, e non lo dico con enfasi e prepotenza, ma con consapevolezza e responsabilità. Io personalmente, più che sapere con certezza di esserlo, lo desidero esserlo, so di poter esserlo, mi prendo il compito di esserlo, mi impegno, mi sento che potrei farcela. Mi serve coraggio, forza interiore, capacità mentali, ma non ho altro da fare di più importante per me stesso.

Cosa devo fare per sapere se sono o non sono un” Figlio di Cristo”?

Devo conoscere me stesso. “Conosci te stesso e sarai conosciuto” disse Gesù nel Vangelo di Tommaso.

Poiché tutti coloro che cercano la conoscenza di sé, quella vera, e lo fanno in modo onesto, con metodo e chiarezza, tutti sono tra i “figli”. Gli altri, che non lo sono, nemmeno lo cercano, non ci pensano nemmeno, hanno altro da fare.

E poi, nessuno mi può dire se io sono o non sono figlio di Cristo. Solo io posso saperlo, da dentro. So soltanto che lui può diventare padre soltanto se ha figli. Si vede che i discepoli che lo hanno seguito mentre era sulla terra, non sono riusciti, anche se Gesù Cristo ha sperato fino all’ultimo momento. Poi è asceso perché non poteva più trattenersi.  

Per poter chiamarmi “figlio di Cristo” e presentarmi al mondo con questo nome, mi serve quello che si chiama “Ego”. Ecco a cosa serve l’ego: non per rinforzare con prepotenza e arroganza le maschere e le fasulle identità del mondo, ma per accettare e vestire la vera e unica identità dell’uomo, quella di Uomo Cristo, il Tre Volte Sapiens, il figlio Del Figlio diventato Padre. L’ego non va ammazzato, come raccomandano i cerchi spirituali, ma va preservato e usato per lo scopo per il quale lo abbiamo ricevuto.

Io sento di essere Figlio di Cristo e lo dico a te per darti coraggio per conoscere e riconoscere te stesso.

Nel mondo i padri riconoscono (o non riconoscono) i figli. Nel regno di Dio, che è la quinta dimensione, la dimensione dove sei già stato da bambino, sono i figli a riconoscere il padre. Tu ti chiami figlio di Cristo quando riconosci Cristo come padre e ricevi l’Amore come eredità.

Io sono un “figlio in arrivo”, riconosco Cristo come padre, ricevo l’Amore in eredità e lo lascio fluire al mondo attraverso di me. 

Ora e sempre!

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“Questa è la condizione di coloro che posseggono qualche cosa dall’alto, grazie a quella incommensurabile grandezza, in cui essi si trovano, stretti insieme a quell’Uno, unico e perfetto, che è là per loro. Costoro non discendono nella morte; essi non hanno né invidia né lamenti; non c’è più in mezzo a loro la morte, ma riposano in Colui che riposa. Essi non penano, né sono preoccupati nella ricerca della verità, perché essi stessi sono la verità. Il Padre è in loro ed essi sono nel Padre, perfetti e inseparabili da lui che è autenticamente buono. Non mancano di nulla, ma sono in pace, rinfrescati nello spirito. Faranno attenzione alla loro radice, e quelli in cui Egli avrà trovato la sua radice, saranno oggetto di particolare sollecitudine, ed Egli eviterà ogni danno alle loro anime. Tale è il Luogo dei beati, tale è il loro luogo”.

(dal Vangelo di Verità)

 

 

 

 

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